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8 Ore della mia Stupida Vita

 

Dialoghi fra Uomini e Donne

 

METICCIATO PROGRESSIVO

Il camionista sta spaccando i maroni a Mandyaye che è incazzato come una iena. Lui le conosce le iene. E’ negro, negro di merda. Magari è lui che si scopa mia moglie. Che cazzata, fa il mio stesso turno, non è possibile, lo posso controllare. Probabilmente sarà un marocchino di merda. Ma perché cazzo mi è venuto in mente sto cazzo di merda di stronzata. Ah, adesso capisco: il camionista indù, col suo turbante e la devozione a Visnù. Ma chi cazzo è Visnù???? No, non va bene, da capo.

La merdosa piattaforma si è bloccata col merdoso rimorchio su. Devo andare a vedere se posso farci qualcosa. Presumo di no, la piattaforma è troppo alta perché sia un problema di fotocellule. Scendo dalla pala e, strascicando i piedi, mi porto in prossimità della piattaforma. Non ci capisco un cazzo. Il mio collega non mi ha segnalato guasti in questa corsia, al contrario delle altre quattro che ne hanno avuti. Cazzo, che culo! L’unica buona si rompe. Non va bene. Affatto. Da capo.

Il merdoso rimorchio sta scendendo sulla piattaforma. La manovratrice ha fatto un casino e il timone si è voltato di traverso. Dovrò fare venti manovre per inboccare la testa col culo della pala. E se sto troppo a destra distruggo la sbarra di sicurezza. E poi devo portare il merdoso rimorchio in pesa e pesarlo e portarlo nel piazzale di dietro dove c’è il camion che l’aspetta come fosse un figlio. Da lì in poi è tutta roba sua, almeno. Fallo scendere piano. Fallo scendere piano. Non va bene. Non va bene. Da capo.

Ancora la sirena non è suonata e già un camionista mi dice che il suo camion si è rotto e non riesce a muoversi dalla pesa. Chiudo gli occhi senza sorridere e maledico Dio e chiunque altro abbia a che fare con tutto questo, capoagricolo che decide quali camion devono venire e camionista che, probabilmente, si sarà bevuto il suo merdoso cervello nel tentativo di buttare nel gargarozzo una qualche braciola poco cotta in una qualche trattoria della zona e non ha controllato se il suo mezzo andava bene. Mezzo. A me sembra ancora intero. Ma per poco, se me lo lasciano due minuti. Devo andare a prendere la pala, sperando che ci sia e che quel deficiente del mio collega non se la sia lasciata fregare da quegli stronzi del fornoacalce. Intanto il capoagricolo si accorge della defaians del camion e comincia a dare in escandescenze. Devo passare dall’officina a prendere la corda in metallo. Devo. Cazzo! Ma devo fare tutto io? Quel merdoso del capopiazzale non è ancora arrivato? Sì. Sta parlando con una figa che smonta. In effetti smonta anche un po’. Cioè: smonta perché sta andando via, cioè smonta dal turno e smonta, perché quando ci parli non sa di niente. Fosse almeno una bella figa. Deve avere qualche problema di bulimia. E’ grassa come un quarto di bue. Mezzo. Cazzo, il mezzo è ancora sulla pesa. Non devo farmi distrarre. Agito le braccia nervosamente in direzione del merdoso capopiazzale per fargli capire che ho bisogno di lui. Lascia intendere che se ne sbatte. Finisce che vado a parlare col capoufficio perché me lo spostino dal turno. Ti faccio mettere nel turno D, così il capo t’incula! Non va bene. Non va bene. Da capo. Da capo.

        Lo staker è fermo, impantanato nel silo uno. Ho quarantacinque anni e una vita di merda. La cancellara, la pesatrice, il capo degli agricoli, l’asociale e uno che non riconosco stanno parlando fuori dalla pesa. Bene, non c’è molto da fare. Una serata tranquilla è quello che ci vuole. Il fango delle spingarde, rimbalza sul muro e si nebulizza addosso a me. Vaffanculo! Cazzo! Perché non tiri giù quel cazzo di getto! Fattelo domani, quel cannone! Eh, no, cazzo!! Puttana Eva! Tutte le corsie sono piene. Tre camion aspettano in coda il proprio turno. Mi volto verso la pesa. Un bilico sopra e tre camion fuori. Mi sbagliavo sulla serata tranquilla. Il mio collega con la maglia arancione sta guardando verso la pesa. Mentre mi vede tira un sospiro di sollievo. Come faccio io a fine turno, quando vedo il mio collega arrembare, con passo strascicato, il piazzale di scarico. Da adesso in poi, per otto ore, tocca a me, prendermi i cazzi e gli insulti dei camionisti. E i problemi degli sganciatori. E le paranoie dei campionatori. E le pisciate delle manovratrici. Tutta roba mia. E nel turno di notte.

No, cazzo, no. Cazzo. No, cazzo. Da capo. Da capo. Da capo.

        Un negro di merda timbra il cartellino prima di me e mi fa un sorriso. Cazzo ci sarà da sorridere? Sono tutti un cazzo di allegria, sti negri. Senegalesi. Dove cazzo è il Senegalesio? Che sembra un metallo raro? Negri. Sono solo negri. Di merda. E non fanno mai quel cazzo che voglio. Vorrei solo che stessero tranquilli sul posto di lavoro, che sapessero fare il loro cazzo di lavoro e non rompessero i coglioni. Me ne hanno dati tre nuovi, quest’anno. Tre che non sanno fare. A dire la verità, mi hanno devastato il turno. Sono rimasti meno della metà. E io mi sto facendo un culo come una capanna. Meno male che è Agosto. Se è così a fine Settembre mi sparo. No primo sparo a loro. Non va bene, non va bene. Da capo.

                     La barista carina non mi degna di uno sguardo e mi fa i due caffè con un ghigno sulle labbra che sembra intendere un sicuro “quantoseiscemo!”. Il capofabbrica è già qui a sparare cazzate coi suoi amici. Ma non ce l’ha una casa? Non ti vedo già abbastanza sul lavoro? Quando vieni all’una per vedere se riesci a scoparti la manovratrice? Non va, non va. Non entra. Da capo. E’ meglio.

                     Entro in auto e passo dal bar prima di andare al lavoro. Ho bevuto un bel po’ di vino a cena e ce l’ho ancora sul cervello. Meglio prendere due bei caffè incazzati che mi sveglino per le prime due ore, quelle più merdose. Quelle dove c’è la gente. Che sorveglia. Che sorveglia per vedere se il merdoso capo del capo piazzale sa fare il suo lavoro. Che cercano di capire se si possono fidare di quell’ inetto CCQ stagionale che un qualche capochimico in vena di scherzi pesanti ha promosso da campionatore. Campionavo meravigliosamente. Non facevo un cazzo. Ho accettato perché prendo più soldi. La troia dice che ho accettato perché mi piace farmi rompere il culo. So che scherza, se no sarebbe morta. Non va bene. Non va bene. Da capo. Da capo.

                        Esco di casa. Mia moglie mi bacia con noncuranza e nonscialans. Lo so che stasera ti fai scopare da quello stronzo, troia! E’ che non so chi cazzo è quello stronzo, se no lo avrei già inculato per bene. E non si avvicinerebbe più a te, troia macoda con la voglia del somaro. Del cazzo del somaro, intendo dire! Da capo. Non va bene. Da capo. Da capo.

                        Scopo la stronza in fretta. Ho solo dieci minuti prima di dovermi preparare per la serata. Che serata! Otto ore di lavoro. Lei non mi guarda in faccia mentre le vengo nella figa. Che sborata! Mi chiede se è tutto OK con un tono da annunciatrice assonnata che guarda la tv. Si rimette la sotto veste sopra le tette e va in bagno. Lascia andare prima me, che faccio tardi! Non va bene. Non va bene. Da capo. Da capo.

                        Guardo la foto del matrimonio di mio figlio. Chissà se sarà felice quanto me nel mio? Glielo auguro, così impara a farmi spendere tutti questi soldi per una baldracca rumena che si è fatta ingravidare dallo stupido di turno. Si è innamorato. Innamorato? Di una rumena? Una scopata e via. Ecco cos’è una rumena. Ti sei innamorato. Ti sei innamorato? Pensi che le altre ce l’abbiano in orizzontale? Non mi sembra che, da capo, vada meglio. Meglio guardare avanti. Qual’è il problema? Da capo lo stesso.

                        Meno male che è la terza notte. La prima è pesa, la seconda è assurda, la terza è la terza. Poi finiscono le notti e io posso tornare a casa a un’ ora decente. Lo so che mia moglie si fa scopare durante le notti. Non che me freghi un cazzo. Ormai è roba passata. Passata di fatto. Lei, voglio dire, è vecchia e grassa. Sta scendendo giù. Da giovane era giovane, ma adesso no. Non più. Io devo scoparmela perché non ho i soldi per trovarmi una figa che ci stia, neanche per poco. E poi, se è per poco, troverei una simile a mia moglie. Ormai ho quella. Ma chi avrà trovato con così tanto stomaco da leccarle la figa? Perché io non trovo una figozza giovane che me la dà? Non va bene, da capo. Ancora.

                        Il cibo fa schifo. Mia moglie cucina sempre di merda, quando faccio la notte. Sempre cibi freddi, sempre meno cura e preparazione. Sembra che voglia spicciarsi. Forse è vero che ha trovato un cazzo per la fregna. Ma chi glielo deve dare, tranne me, voglio dire? Non va bene un cazzo. Né il cibo, né la moglie. Né la vita. Vaffanculo. Cambia, cambia. Torna indietro. Da capo.

 

E’ inutile: sono ancora qui.

 

copertina = cover

 

Breve premessa.

Giulia è una mia amica. E' una pittrice e Giulia non è il suo vero nome. G.C.Seroreni è suo marito. Anche questo è uno pseudonimo. Durante il loro matrimonio hanno avuto una vita movimentata. Che hanno registrato su alcuni audiotapes, videotapes o con altri mezzi di ritenzione mnemonica. Io ho sbobinato i loro nastri e raccolto le loro indicazioni e i loro progetti fino ad ottenere un racconto dall' altissimo tasso erotico. Quanto segue è un piccolo esempio della loro vita.

 

VIAGGIO DI NOZZE

 

K Giulia h G.C.Seroreni

Il nastro comincia con dei rumori. Uno sfregamento. Sembra che qualcuno cerchi di trovare la giusta posizione per il registratore.

 

K ..Ce la fai?

h Sì. Aspetta un attimo.

K Se continui così, lo sorpassi..

h Sei pronta?

K Sì.

h Mi fermo e lo facciamo salire.

K E’ bellino con la barba bionda e i capelli lunghi.

h Sarà sudato.

K Spero proprio di sì. Gud monin. uer du iu hev tu go?

h Ma siamo in Francia! Non parlare in inglese.

K Shh! Lo sai che non conosco il Francese!

qThomas

q Limoges? Limoges? Thank you. Do you go to Limoges?

K Clermont.

q Oh, Clermont, Clermont: nice for me. Okay.

K Cam on! Put ior zaino in hiar! Ior zaino! Dentro. In ze car!

q Thank you. It’s nice for me. One hundred kilometers onto one car. Fine. My name is Thomas, what’s your name?

K Mai neim is Giulia. Uer du iu cam from, Tomas?

q I come from Den Haag. Den Haag, Nederlands. You?

K Ravenna.

q A.. Oh, Revennae. I know, I know; Gaella Placidiae.

K Ies, ies, Galla Placidia. Du iu studi.. mh.. mosaico? Uot’s the inglish neim for “mosaico”?

q Mosaic. Revennae: mousaicow. English: mosaic.

K It’s similar tu italian.

q I think it’s an italian name. I studied Byzantine art at school and, you know, Revennae it’s a byzantine city. Are you going to Clermont for.. what?

K Viaggio di.. luna di miele. Onimun. And iu? It’s olidei, isn’t it?

q Yes, holiday. I’m going to find a friend of mine, near Limoges.

K Ai nou, ai nou. Travelling. Ies. Aut from uork, far from oum. I hop iu hev e nais giornii.

q I think I have. Camargue Is beautiful, don’t you find?

K Ies, its riili veri nais. Ou old ar iu?

q Twenty-three. You?

K Ah, come? Quant’è così?

q Twenty-nine. Oh, you look younger.

K Zenk iu, Tomas. Iu luk  andsom, lovli, figo!

q Feegou? What’s feegou?

K E biutiful men.

q Oh. You too, Julia.

K AI em…(!).. Em ai e biutiful men?

q No, no. Sorry, sorry, I’m sorry. You are beautiful, yes: a beautiful girl.

K Du iu uont tu plei som.. cards? Or.. invece . . mmh uats the neim? I.. scacchi?

q What’s?

K This gheim.

q Oh, chess, yes. Surely, I like chess.

K Ueit a moment, am coming tu iu. Okay. Ecco the cess. Teik the uait.

q O.k., let’s hope we find a nice highway. First move.

K Mh.. nais muv. Mai torre.

q Third move. You have to do the fourth.

K Ai du it. Mm, Tomas?

q Yes?

K Uot’s the oland neim for cess?

q Schaakspei. Italian?

K Scacchi.

q Skakii, oh, yes.

K No, not scakii: scakki.

q Ska-kkk-i; skakkii, o.k. skakii.

K Ies, scakii, skakii. Ar iu therstii? Orang giuis?

q Yes, thank you.

K Teik the glass. Dimmi quanto. Tel mi uen it’s inof.

q Enough, thank you.

K It is difficult, in ze car ai zink it’s..

h Deficiente d’un gatto! Ma aspetta a passare!

K Aah! Uot’s.. oh, cazzo, merda! Ma cazzo, ma stai un po’ attento, che ho la roba da bere in mano! Guarda qua, mi sono bagnata dapper…

q Do you want a Kleanex?

K Cosa? Eh? Oh, ies, zenks. Un attimo. Non mi piace avere addosso una maglietta che appiccica tutta. Adesso, grazie. Grazie per Il fazzoletto. Zenk you. Orang giuis is.. appiccicaticcio.. chen iu “versare” a littol uoter on mi? Versare. Versare: “blob-blob-blob”, on me? Zank iu, ai don’t iaik to.. oh beh...

q You are a very nice girl. Very seductive. Beautiful body. Beautiful mouth.

K Oh? Zenk iu. Zenk iu. Faind mi som dress.. Nel pianale. Ai think it’s ander your… zaino?

q You don’t need to be dressed. Dressed: “vaesteete”. You don’t need to be.

K Zenks. Now, d-du iu uant tu plei eghen, cess?

q No, I don’t.

K Uh-uat du iu-uh, uo-h-nt?

q You. I want you.

K Yes..

 

Si sentono rumori. Sfregamenti. Mugolii. Baci. Il rombo del motore dell’auto che va molto piano.

 

K vieni.. aspetta, mi sposto.. cosa? Ah, ok. Yes, yes. Sì, yes, yes. Aspetta..

q Ooohh...

K vieni. Vieni dentro. Sc.. Fuck me!

q Wait.. Oh.. Ok. I’m inside.

K Sì. Yes. Yes. Yes! Kipon!

q It’s a narrow place.

K Sì. Yes. Ai laik it.

q ..I cant..

K ..continua.. kip.. kip.. KiP.. Ohnnnhnn.. Ohnnn..hnnn.. ohnn.. ohn.

q ..oh.. ..‘m comin’.. Co-h-... Ouohh.. Oohh.. Ooh..

K ..zanks..

q Ok?

K Ok.

q Ok.

K You’re great.

q You, not me. You. I wanna meet you again. Meet you, again. In..contro. Ancora. Me and you. Me e tu.

K Yes.

q Give me your number.

K Nh?

q Telephone.

K Yes.

q Write it. Skreewee.

K Ok.

q Him?

K Lui? Non ti preoccupare. E’ sordo.

q Ah. Ah? Ok. Do you want to play chess?

K Ok. Du you want

 

Da questo momento il registrato diventa inascoltabile. Per un qualche motivo il nastro risulta cancellato. Si sente qualche rumore, forse qualche parola. Sono comunque brani inintelleggibili. Poi l’auto è ferma, col motore in moto, lo sportello si apre, l’autostoppista scende.

 

q Bye. Julia: I wanna meet you again.

K Ok. Coll mi.

 

La portiera si chiude. Una potente sgassata e l’auto parte. Qualcuno sposta o raccoglie il registratore.

 

K ..nhhmm..

h Nais?

K Smettila di imitare il mio inglese! Sì, e’ stato bello.

h Era ben sudato?

K Oh sì, aveva sudato molto, era rimasto al sole per un’ora prima di incontrare noi. Aveva un odore proprio forte, quando glielo ho preso in bocca mi ha fatto girare la testa. E quando mi scopava sentivo l’odore dal corpo e le gocce che cadevano dai capelli. Senti, ho ancora il suo odore fra le tette.

h Fantastico. Ti faceva male? Sentivo che ti lamentavi.

K No, godevo. Non mi ha fatto male.

h Con me non godi così.

K No, con te non godo così.

h Gli hai lasciato il telefono.

K Sì, e’ stato troppo bello. Ha detto che se viene in Italia mi viene a trovare.

h Così si fa un’altra scopata.

K Così ci facciamo un’altra bella scopata.

h Te lo faresti mettete anche nel culo da lui, vero?

K Me lo sarei fatto spaccare anche adesso, se avesse voluto.

h Speriamo che non abbia delle malattie.

K Non ti preoccupare, ha usato il preservativo.

h Davvero?

K Ne aveva uno nello zaino.

h Previdente.

K E anche in gamba. Facciamo salire anche il prossimo?

h Non ne hai avuto abbastanza?

K No, lo sai. Gli uomini mi piacciono, mi piace il cazzo che avete tra le gambe; e mi piace quando si ingrossa. Fanne salire un altro.

h Solo se e’ un camionista.

K Come vuoi, per me va bene..

 

Altri rumori attorno al registratore. Il registratore cade. Rumori di sfregamento del registratore. Il registratore viene spento.

 

 

 

FONDAZIONE (ROMAGNOLA)

 

Sono per un meticciato progressivo.

I futuri possibili  che  si  presentano  agli  uomini  (cioè all'umanità) sono due: il meticciato e la distruzione.

Le persone hanno esigenze differenti.

 

Non tutte le  persone  condividono  lo  stesso  colore  della pelle, le  stesse  idee  in  fatto  di  politica,  la  stessa passione per le cozze e le medesime fedi religiose.

Di per se ogni bisogno va considerato come una domanda  che (logicamente) attende una risposta.

Ogni pelle, idea politica, sensibilità culinaria e religiosa ha diritto a un rispetto più che formale, poiché portata al cospetto degli uomini da altri uomini.

Ma qui,  allora,  si  sta'  parlando  dell'uomo  inteso  come "essere", pensante e, quindi (?), decidente.

Ogni uomo ha diritto ad un mio rispetto poiché mio simile.

Questa  e'  una   proposizione   traslata   pari   pari   dal Cristianesimo?

E' possibile.

Cerchiamo un momento di allontanarci, per  quanto  possibile, poiché io sono  nato  culturalmente  col  Cristianesimo,  da questa ed altre dottrine teologiche che sono non più  "oppio dei popoli", ma, a volte, "manna per le persone".

Penso che la più grande tortura che possa  essere  fatta  ad una persona sia l'essere messi in solitudine.

Mi sto allontanando dal punto.

Ripartiamo  dalla  frase:  di  per     ogni   bisogno   va considerato come una domanda che attende una risposta.

Giusto .

Domanda: può il colore di una pelle, un'idea politica, un desiderio di      gastronomia, una voglia di Dio essere una domanda?

Ovvero: può una richiesta manifestarsi per canali diversi da una richiesta vocale e/o scritta?

Oppure: può una richiesta cosi ripetuta, quasi standardizzata dal numero delle ripetizioni, essere scambiata per qualcosa che non richiede una risposta?

E cosa non richiede una risposta, se non una risposta?

Analizziamo.

 

Ho voglia di cozze.

Cozze alla tarantina.

Cosa significa?

Perché ho voglia di cozze? Alla tarantina, per giunta!

Ben due domande nascono da qualcosa che (notate bene) sto cercando di definire come   domanda o meno.

L'aquolina che si manifesta nella mia bocca mi porta verso una pizzeria dove so   con certezza che potrò gustare cozze alla tarantina cucinate meravigliosamente.

Questo mio muovermi dalla mia posizione di equilibrio (potevo anche mangiare in casa!) e' una risposta alla mia domanda?

 

A quale domanda?

Oppure la voglia di cozze  che  sento  e'  una  domanda  alla tarantina?

Sto scherzando.

Forse anche questo è una domanda.

Evitiamo di complicare.

Mi sono spostato da una posizione di equilibrio?

Cioè: ho raggiunto una posizione  di  disequilibrio  che  mi permetta di (o mi costringa a) non essere più lo stesso?

Intendo dire: avrei potuto non muovermi, e per pigrizia e per altro, pur raggiungendo  lo  scopo  di  ottenere  cozze  alla tarantina?

No.

Non avevo cozze in casa.

Non avevo (e del resto non conosco) gli ingredienti per il sugo per le cozze alla tarantina.

Potevo fare a meno delle cozze alla tarantina?

Sì. Ragionando sul fatto che non erano indispensabili alla mia dieta.

Avrei rimpianto di non aver gustato cozza alla tarantina?

Sì.

Ho raggiunto una posizioni di disequilibrio.

Non sarei più stato lo stesso.

Tutto questo in piccolo, poiché ragionando avrei potuto sostenere cha un cibo o un altro avrebbero  avuto  la  stessa funzione: quella di saziarmi.

Avrebbe avuto veramente la stessa funzione?

Non complichiamo le cose.

Ho raggiunto una posizione di disequilibrio che avrei  potuto

evitare se avessi deciso di ragionare un poco.

In una certa direzione.

D'altro canto, ragionando, avrei anche potuto sostenere  che, in quel particolare momento, le cozze alla  tarantina  erano, non solo per motivi di riempimento panciale, ma anche per svariati altri motivi che forse poi  elencherò, per me assolutamente indispensabili.

In mezzo a questi due ragionamenti sta una linea spezzata che parte da una posizione di disequilibrio per giungere ad una di equilibrio: l'appagamento del proprio desiderio.

Avrei potuto sostenere, inizialmente, che, avendo fame, dovevo mangiare.

Quindi che, per mangiare, non avevo necessariamente bisogno di cozze alla tarantina.

Avrei mangiato una bella bistecca di carne di pecora; magnifica, succulenta ed anche gustosa, che, però, non mi avrebbe tolto la voglia di cozze alla tarantina.

Mi sarei sfamato ma non saziato.

Non avrei appagato il mio desiderio.

Se la pizzeria fosse stata chiusa avrei dovuto sorbirmi circa mille chilometri di strada per andare fino a Taranto (o paesi limitrofi) per  essere sicuro di trovare le cozze alla tarantina.

Si può convenire con me che le spese di un simile viaggio potevano essere troppo elevate per il soddisfacimento di una voglia gastronomica.

Avrei ripiegato su qualcosa di simile magari un ottimo brodetto di pesce, o vongole alla marinara.

Mi sarei sfamato ed avrei saziato una voglia indottami dall'inaccessibilità della risposta del mio desiderio.

Avrei potuto aspettare l'indomani per vedere era aperto.

Avrei potuto intingere il pane e le  dita in un brodetto e aspettare l'indomani per vedere se il ristorante era aperto.

Avrei  potuto  cercare   un   altro   ristorante e/o fare innunerevoli altre cose.

Strapparmi i capelli, sbattere la  testa  contro il muro, suicidarmi.

Molte altre cose.

 

Il ristorante era aperto.

 

Quante domande da una domanda.

Da una domanda?

Il mio desiderio di cozze alla tarantina era una domanda?

Dopo avere mangiato le cozze alla tarantina mi sono sentito sfamato, sazio e, in certo qual modo, in pace con me stesso.

Pronto a gestire cose decisive per me, a rischiare, ad essere produttivo. Infatti sto scrivendo queste righe.

Forse non era solo una questione panciale.

Le cozze alla tarantina sono state la risposta a più di una domanda che, tuttavia, non mi ponevo.

Perché non me le ponevo?

Forse non le consideravo domande.

Forse non consideravo le cozze una risposta.

Non ragionavo sulle cozze, desideravo le cozze.

Un desiderio e' una domanda?

Forse alcune domande vengono  poste tanto di frequente da perdere il punto interrogativo.

Alcune domande vengono poste tanto di frequente da perdere il punto interrogativo?

Un bambino appena nato urla.

Perché?

Avvicinato al seno della madre comincia a succhiare  dal capezzolo e smette di urlare.

Quelle urla erano una richiesta di cibo.

Un bambino appena nato urla.

Nessuno lo avvicina al seno di una donna. Nessuno  gli  porge un poppatoio.

Il bambino continua ad urlare fino a non urlare più.

Passato un certo periodo di tempo il  bambino  riprende a urlare, per poi smettere, per poi urlare. Fino a morire di fame.

E' un'annosa questione fra coloro che credono in Dio e coloro che non ci credono (o che dicono di crederci e che dicono di no).

Non posso portare prove dell'esistenza di Dio che qualcuno non possa confutare.

Rimane il fatto che, avendo fame, si continua a cercare il cibo, senza definire che il cibo non esiste.

Comunque, finché il cibo non si è trovato, nessuno può dire che esista.

A volte, però, si segue l'odore.

Le idee politiche nascono da una esigenza concreta.

A volte, però, si segue l'odore.

Le idee politiche nascono da una richiesta precisa:  vogliamo stare  meglio,  che deriva liscia liscia da una domanda precisa: perché sto così male?

Spesso le idee politiche perdono di efficacia, perdendo  in

attualità, man mano che la richiesta alla quale rispondono muta o cessa di esistere.

A questo punto il politico (sempre una persona, comunque) che le ha teorizzate e perseguite smette di avere importanza.

Cessa il suo compito.

Le idee che professava manifestano una inadeguatezza.

Se il politico continua a professarle  manifesta  una  scarsa lungimiranza.

Farebbe meglio a cedere il passo a politici  che  manifestino

risposte a nuove domande proponentesi.

Oppure non ci sarebbe bisogno di alcun politico (questo accade di rado).

Una risposta cessa di essere tale non appena esiste e manifesta il suo potere: quello di acquietare un desiderio.

Se si vuole che una risposta esista per sempre occorre che ci sia sempre anche la domanda, che la risposta sia qualcosa  di inestinguibile come la domanda.

Se la domanda si estingue e si costringe la risposta ad esistere occorre sostenere artificialmente la domanda.

Occorre cioè definire che la risposta non esiste.

Cioè: pur avendo la risposta in mano, il politico decide di non darla a coloro da cui e per cui ha accolto la domanda, altrimenti non avrà più una risposta.

Le domande che mi colgono in questo momento sono tante.

Se un politico è onesto, cioè è un ricercatore di  domande e di risposte (poichè questo è il compito  di  un  politico [praticamente è un mediatore!]), egli si sforzerà di ricercare nuove risposte alle domande trovate.

Siccome e' difficile che una persona si diverta a cercare delle domande senza risposta, così è difficile che una persona possa desiderare di fare il politico per sempre.

Più probabile che una persona possa "affezionarsi" alla sensazione di grandezza, di similitudine a Dio (inteso come Grande Risponditore) che il   potere (mestiere?) di risponditore (responsabile?) alle (delle?) genti gli inculca.

 

Benché io creda che ogni singolo essere umano sia  modellato a "immagine e somiglianza  di  Dio",  credo  anche  che  ogni essere umano si stanchi ad eseguire, sia pure in misura mignon, i compiti propri di Dio, cosicché io chiedo a tutti i politici di non rimanere troppo a lungo sulla scena delle "Responsabilità".

 

Il colore della pelle è una domanda?

Bella domanda.

Sono sempre stato molto ingenuo.

Forse volutamente molto ingenuo.

A volte l'ingenuità si può confondere con la malignità.

La si distingue da questa da un sorriso, anche appena accennato, o   da qualcosa che presumi di avere visto.

A volte si fa un atto di fiducia.

 

Quando avevo sedici anni conobbi un  giapponese, Saito Toshitake, e la sua ragazza, Nagasaka Midori.

A una festa, mentre stavamo parlando, io gli feci una domanda stupida: ma come fate voi (giapponesi) a riconoscervi se siete tutti uguali?

Rimase  per un attimo interdetto.

Poi sorrise e rispose: noi? Voi siete tutti uguali!

Perché  un  senegalese ha la pelle decisamente più scura della  mia?

Ci sarà una risposta a questa domanda?

Probabilmente sì.

Basterà cercare le modalità di adattamento e selezione della specie attraverso il tempo.

Cose che sono successe.

Cerchiamo di capire cosa succederà.

 

Alcune persone sono ricche e possono soddisfare adeguatamente molti dei desideri che hanno.

Alcune persone sono talmente povere da faticare, a volte, ad avere un desiderio più articolato dell'avere cibo.

Alcuni popoli sono molto ricchi.

Alcuni stati sono molto ricchi.

Alcuni popoli sono veramente poveri.

Così anche alcuni stati.

Ci sarà  sempre  qualcuno  più  ricco  di  qualcun'altro  e

qualcuno più povero di altre persone, popoli, stati.

Il povero, attirato dalla visione dei  ricchi,  cercherà  di diventare più ricco.

Non potendolo fare,  non  riuscendoci  ed  incapponendosi  su questo problema, come capita spesso a chi non ha la lucidità necessaria, lucidità che si acquista con progressive e concrete risposte alle proprie domande, concluderà che l'unico modo per non essere meno ricco di altri è, logicamente, che essi siano poveri quanto lui.

La lotta di classe.

Memore delle sconfitte del comunismo che oramai appaiono lampanti deciderà di distruggere fisicamente i più ricchi di lui.

Forse non vi riuscirà, poiché i  più ricchi di lui possiedono   più possibilità di risolvere i propri problemi; ed egli sarà   allora solo un problema.